GUSTI E PENNELLATE DI COLORE NELLA CUCINA ITALIANA

LA CUCINA ITALIANA, INIMITABILE AMBROSIA DI QUALSIASI PIATTO SI TRATTI, LA PIU’ GUSTOSA , QUELLA CHE SICURAMENTE VANTA IL MAGGIOR NUMERO DI IMITAZIONI NEL MONDO
Non c’e regione che non abbia i propri piatti che maggiormente la rappresentino.
Ci sono i piatti talmente buoni e famosi da far parte della cultura del paese, alla pari dell’arte e della letteratura di cui l’Italia, certo, non manca.
Dovendo illustrare a uno straniero la cucina italiana come fosse un libro da sfogliare, il primo capitolo  potrebbe essere solo il più famoso: la pizza. Oltre a quella “classica” da tutti conosciuta, con pomodoro, mozzarella e origano, ormai sono una miriade le variazioni: con il prosciutto, la verdura, le acciughe, i wurstel. Dipende dai gusti. Quella tonda e sottile, quella che viene servita al trancio ed è un poco più spessa. E ormai, collegarla alla città di Napoli, non avrebbe più senso. La pizza è patrimonio dell’umanità.
Poi, subito dop, arriva il secondo capitolo: le lasagne: la sottile pasta sfoglia affondata in un ragù gustoso, ma anche presentata, anzichè con il colore rosso, con quello bianco. Dove la besciamella può essere mischiata  al formaggio, oppure miscelata con il pesto. E poi ancora, al posto del sugo rosso, alternare la besciamella al prosciutto cotto precedentemente tritato. Il tutto sempre innaffiato da un ottimo parmigiano grattuggiato. Anche qui, associarla a Bologna e all’Emilia Romagna …. forse una volta. Adesso è una leccornia dell’intero paese.
Rechiamoci ora un poco più a nord: Milano, Lombardia. Questo terzo capitolo è forse meno conosciuto a livello mondiale per quanto riguarda la cucina. Milano è la capitale della moda, ma anche di ristoranti famosi di primissima categoria. E qui si incontra un piatto che dire buono è restrittivo, che solo a guardarlo è un’opera d’arte, più specificamente vicino ai capolavori di Van Gogh, di cui possiede i colori forti e intensi come le sue pennellate: osso buco con risotto giallo. Il risotto giallo, come probabilmente si conosce, diviene tale in quanto è mescolato con lo zafferano. E viene presentato come una corona d’oro, nella forma e nel colore: al centro, il secondo protagonista: l’osso buco, lungamente cucinato sopra un soffritto di cipolla, sedano e carota, con poi l’aggiunta del pomodoro.  E la verdura e la carne si amalgamano nel tempo che passa, fanno un borbottio prolungato sino a quando il sugo si presenta morbido, voluttuoso. Allora viene accopppiato al risotto ed il palato che li attende potrà solo esultare. assaporandoli.
Il quarto capitolo dedichiamolo ancora una volta al nord: non peraltro, solo che l’evocare lo zafferano e il giallo e Van Gogh e i suoi girasoli … ecco … i suoi girasoli … come non può, subito, presentarsi da questa evocazione, agli occhi degli astanti, il sole di cui cibarsi: e si … lei … la polenta. Senza pretese, acqua che sobbolle, un po’ di sale ma, signori, poco, la polenta va gustata sapida, perchè possa fare da stampella, da vassoio o che dir si voglia a qualcosa di saporito: un sugo nella cui liquidità affogare, un formaggio che su di lei posato si sciolga al suo intenso calore. Ma volendo, ci si può distrarre dall’intensità di tutto questo colore, e appoggiare una fetta di polenta fumante in un “letto di latte” candido, freddo o caldo, che dir si voglia.
Ritorniamo ora ad un altro piatto tanto amato, se ci sentiamo deboli, subito ci dona forza: acqua bollita, un pizzico di sale, se si ha poco tempo, si butta quella che cuoce più rapidamente: signori, sua maestà la pasta. Carboidrato voluttuoso, in bianco, con olio, o burro, parmigiano, con sughi di ogni tipo e genere. Non ci sono parole sufficienti per questa quinta presentazione: se non una: pastasciutta, amore mio.

 

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